CONFLITTO DI AUTORITA' TRA EPISCOPIO E MONACI NELL'ANTICA CHIESA DI LUCERA

ALLE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO LUCERINO

Prima ancora che venissero alla luce i resti del monastero prebenedettino di San Giusto e si conoscesse la lettera di Papa Gelasio I al vescovo di Lucera, già la voce popolare o, se vogliamo, una tradizione orale,diceva di un antico convento abbastanza grande nascente dalle parti di San Giusto.

Don Vincenzo De Sabato a tal proposito nel suo libro riportava la testimonianza di un proprietario terriero della zona che affermava con certezza quel che aveva sempre saputo,cioè che da quelle parti c'era stato un grosso complesso monastico.

L'errore di Don Vincenzo consiste ,a nostro parere, nell'aver identificato l'antico Casale San Giacomo (VII secolo) benedettino con i resti di un antico castello o fortezza longobarda distrutta da Costante II, nascente sulla collina di Ripatetta e di cui si scorgono ancora i resti. Ma da Ripatetta "al fundo Luciano" non ci sono più di due chilometri sull'antica via che portava da Arpi al Sannio.

Questi Benedettini del Casale San Filippo e Giacomo dipendenti dal potente Monastero SS.Trinità di Cava dei Tirreni, non hanno nulla a che vedere con la comunità monastica di San Giusto molto più antica ,anche se avevano i medesimi conflitti di giurisdizione con il vescovo di Lucera . Parte dei lucerini all'arrivo di Costante II ,violento sostenitore del monofisismo e iconoclasta ,quindi acerrimo nemico dei monaci di tutte le specie ,scapparono con i Benedettini verso Ripalta dove c'era un altro grande Casale benedettino ,forse l'unico del periodo in tutta la zona insieme a quello di Lucera,che si trovava a un tiro di schioppo da Lesina,luogo inattaccabile con un lago e un bosco alle spalle.Ora può essere mai che la Chiesa Apostolica di Lucera, identificata da alcuni con l'attuale chiesa di San Giacomo , sia nelle loro mani nel VII secolo ? E' impossibile ! E vero invece che tra i tanti lasciti ricevuti da questi monaci in Lucera avevano una chiesa in periferia (forse un tempo occupata da una comunità religiosa ,di San Pardo ?) a cui loro diedero il nome di San Giacomo. Mentre il vescovo rimaneva il titolare dell'antica Chiesa Apostolica costantiniana in via Tribuna ,definitivamente fatta scomparire dall'anticristo del tempo, cioè Federico II, dove per "tribuna" un tempo si intendeva il seggio di comando occupato dal vescovo nelle più antiche chiese dei primi secoli.Loro, in realtà, i Benedettini, risiedevano a parecchi chilometri distanti da Lucera;che monaci erano a quei tempi se andavano a vivere in città?  Il Casale San Filippo e  Giacomo  pare doversi trovare proprio nella zona detta "Ripatetta" distante alcuni Km da San Giusto .  Arrivati a Ripatetta partendo da Lucera e andando verso San Giusto , un po' prima di arrivare si giunge a un incrocio dove bisogna prendere la direzione che va sulla ss. 16  per Foggia . Percorrendo questa strada asfaltata  per circa 2,5 Km  si  giunge a un tratturo posto a sinistra  che va verso Lucera .   Percorrendo questo tratturo in direzione Lucera, ci si trova a un certo punto di fronte a un complesso edilizio grande e  molto antico ma  diroccato , chiamato in dialetto : "a terra a banK" , la terra della banca . Questo grosso complesso edilizio, difficile da individuare da terra ,dovrebbe essere l'antico Casale dei Santi Filippo e Giacomo . Infatti l'antico Casale San Giacomo non è stato mai distrutto da nessuno e persiste tuttora, solo che nessuno sa dove sia . Anche questi benedettini,monaci posteriori a quelli ( basiliani ?  ) di san Giusto,  dovettero entrare in conflitto con l'autorità del vescovo di Lucera, tanto da richiere la protezione di Roma  per una loro chiesa e i beni annessi , dedicata a Santa Maria .      Nei secoli anteriori qualcosa del genere era avvenuto con l' antica comunità monastica autonoma e indipendente di San Giusto nel V secolo . Questi monaci, forse basiliani , comunque di ispirazione orientale ,nemici dichiarati dell'iconoclastia e del monofisismo e di Costante II, venuto apposta in Italia per dare una lezione al Papa che osava ribellarsi ,sotto il quale ci furono parecchi martiri tra cui San Massimo confessore, godevano anch'essi di un autonomia propria per cui non era lecito al vescovo di Lucera interferire.L'energico Papa Gelasio I nella sua lettera (492) richiama il vescovo di Lucera ,di cui ci è ignoto il nome, a lasciar perdere i monaci del Monastero "in fundo Luciano".

Onde per cui è da ritenere che Papa Gelasio riconobbe al capo della comunità monastica di San Giusto, gli stessi poteri che oggi detiene un abate ,consigliando l'obbedienza ai soli vescovi in comunione cattolica col Vescovo di Roma.  Molti erano i vescovi eretici a quei tempi .     La Lucera del IV e V secolo segue la sorte di tutte le contrade italiane dell'ex Impero Romano ,ovvero vive soprattutto nelle sue campagne e nei casali ,spopolandosi fortemente.Ma come abbia acquistato tanta autorità il Monastero con annessa Basilica di San Giusto per avere una sua autonomia e richiedere l'intervento del Papa?

Ora le più antiche comunità monastiche con Basilica e Battistero annesso, quello di San Giusto di dimensioni insolite a quei tempi , nascevano quasi esclusivamente dove era vissuto un martire,o dove aveva subito il martirio oppure dove era stato sepolto.Ipotesi ancora più realistica nel nostro caso : la testimonianza del passaggio di un grande Apostolo.La liturgia dei primi secoli infatti è una liturgia soprattutto storica e commemorativa e i nuovi testimini della fede , religiosi e monaci,erano alla sequela anche"fisica" dei campioni della fede che avevano lottato con successo e da vincitori contro il paganesimo.

La loro vita si ispirava alla loro testimonianza e quindi loro ne conservavano le memorie ;si ritenevano i diretti discendenti! Sant'Ignazio di Antichia ,eletto da San Pietro, ha ben configurato in testa la struttura gerarchica della Chiesa .Egli ci parla dell'episcopato monarchico senza possibilità di confusione per noi.Egli (I-IIsecolo) nelle sue sette lettere ,dove compare anche Basso , ci fa capire che esistono una moltitudine di comunità con vescovi ormai fino agli estremi confini dell'Impero.Il martirio di S.Ignazio avviene nel 108 ,lo stesso anno di san Basso. Da chi ha assorbito Sant'Ignazio la struttura gerarchica nelle nuove chiese di nuova fondazione ?

Dalle Sacre Scritture sappiamo bene (Rom.cap.15,19-24) che San Paolo ormai non trovava più un campo d'azione in Asia e nè poteva venire in Italia perchè affermava di non voler costruire dove altrui (San Pietro) già aveva fondato tutto "perciò dopo essersi riposato un poco a Roma ,avrebbe proseguito per la Spagna",terra ancora vergine.Non sappiamo se San Paolo sia riuscito o meno ad andare in Spagna,certo in Italia avrebbe avuto poco lavoro perchè era bene al corrente della situazione ;c'erano comunità già formate ,con un capo dappertutto.Infatti molte diocesi dell'Italia meridionale ,pugliesi e campane (Benevento), si rifanno senza prove certe tutte a un solo Apostolo :Pietro , evidentemente durante le molte assenze da Roma con alcuni suoi validi collaboratori , fu un instancabile fondatore e organizzatore di comunità nelle quali poneva subito un Vescovo a capo (Ignazio docet) con dei Diaconi, e i neoconvertiti venivano subito battezzati come in Atti 2,41. San Pietro non rimase sempre fisso a Roma.

Perchè la sua spalla ,San Marco ,sente subito l'esigenza di scrivere un vangelo per i pagani ? Era una necessità per la catechesi impellente della Chiesa delle origini e non un libro di memorie . Il vangelo di Marco nasce da urgenti bisogni di catechesi che solo San Pietro poteva avere dato che le comunità da lui fondate erano numerossissime e bisognava che avessero un testo di catechesi. Come è possibile che dal 40 al 68d.C. non abbiamo più notizie di Pietro ,ovvero sappiamo solo della sua morte ? In questi 25 anni dove è stato ? dove si registra la sua presenza? In realtà delle notizie le abbiamo , ma solo in una determinata zona geografica dell'Impero : nell'Italia centro- meridionale , ma come si fa a dar credito a una tradizione orale ,ognuna ,spesso ,indipendente dall'altra , dicono gli storici-scienziati moderni ? Proprio l'indipendenza e la completa autonomia di queste tradizioni ,dove ognuna ignora l'altra , sono la maggior garanzia che non esiste alcun piano organico organizzato da qualcuno per dimostrare qualcosa.

San Paolo lo sapeva bene:l'Italia del I secolo è già stata tutta raggiunta dal Vangelo come l'Illiria;a San Paolo gli rimane solo la Dalmazia e la Spagna perchè l'Asia gli è stata interdetta dall'alto; certo non abbiamo le conversioni in massa , ma abbiamo delle piccole comunità , un seme fruttuoso , in tutti i più grandi centri e città pagane specialmente dell'Italia centro- meridionale dell'Impero Romano.

Quel piccolo seme impiantato da San Pietro,fu un seme buono ; ancora oggi infatti se ne raccolgono i frutti.                                HISTORICUS

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